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Associazione Nazionale Alpini Paracadutisti

MAI STRAC

Accadde oggi: Un pò di storia

Oggi, 24 ottobre.

Si celebra la Giornata dell’ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite), nella ricorrenza del giorno del 1945 di entrata in vigore del suo Statuto. Dopo una risoluzione adottata nel 1948 dall’ Assemblea Generale per sottolinearne l’ importanza, un’ altra risoluzione del 6 dicembre 1971 decreta che la giornata sia celebrata da tutti gli Stati membri con incontri, convegni e mostre legate alla missione dell’ ONU. Gli Stati membri a pieno titolo sono 193. Due hanno lo status di “Osservatore Permanente: lo Stato della Città del Vaticano e lo Stato (a riconoscimento limitato) di Palestina. Hanno accesso ai documenti dell’ONU ma non il diritto di voto. Il Vaticano ne è privo per la costante decisione dei papi di astenersi dal prendere posizioni nel contesto anguste dell’ ONU, a tutto vantaggio di una politica estera “a mano libera” elettiva, immediata e contingente. Il secondo, forzatamente, a causa della sovranità territoriale e istituzionale tuttora indeterminata a causa del conflitto con Israele. Singolare è lo status di Membro Osservatore riconosciuto allo SMOM (Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta) dalla giurisprudenza interna di alcuni stati. Fra questi, l’Italia che – pur non considerandolo soggetto di diritto internazionale ma ammettendone la personalità giuridica internazionale in relazione sue funzioni assistenziali – riconosce la sua esenzione dalla giurisdizione civile. La dottrina seguita invece da gran parte della comunità internazionale assimila lo SMOM alle ONG (Organizzazioni Non Governative) trans-nazionali, sul modello della Croce Rossa, perché totalmente privo del requisito di territorialità. Resta irrisolto il caso di Taiwan (propriamente: Repubblica di Cina). A causa della posizione rivendicativa della Repubblica Popolare Cinese, malgrado le sue 15 richieste di piena adesione reiterate nell’arco di oltre 60 anni, a Taiwan non sono stati concessi né lo status di “Stato Osservatore” né quello di rango ancora inferiore di “entità non membro” sebbene sia riconosciuto da 16 stati. Ugualmente, a causa del fatto che sono riconosciuti come stati indipendenti solo da parte di un numero di altri stati indicato fra parentesi per ciascuno, l’ ONU non riconosce il Kosovo (102), Il Sahara Occidentale (16), l’Ossezia del Nord (5), l’ Abkhazia (5) e Cipro Nord (1).

Nel 1387 il primo duca di Milano Gian Giangaleazzo Visconti concede l’ usufrutto gratuito del marmo delle cave di Candoglia (presso Domodossola) alla Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, ossia la Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria e sede della parrocchia di Santa Tecla. A partire dall’ anno citato la Fabbrica, più esattamente “fabbriceria”, si occupa della costruzione del Duomo, della conservazione, del restauro, della custodia, del servizio all’attività liturgica, del coordinamento e della promozione degli asset culturali, del reperimento dei fondi necessari al mantenimento e dell’ amministrazione. Al governo della fabbriceria presiede un consiglio di amministrazione di 7 membri, in carica per 3 anni; 2 sono nominati dall’ Ordinario Diocesano e 5 dal Ministero dell’Interno, previo consenso dell’Arcivescovo. Dal 18 luglio 2017 ne è presidente Fedele Confalonieri (ora al secondo mandato). In breve sintesi, il Duomo vanta diversi primati: è la più grande chiesa in stile gotico esistente, ornata da 3.400 statue è la più decorata, la sua costruzione iniziale copre l’ arco di oltre 5 secoli (ma di fatto non è mai stata conclusa, sia oggettivamente per motivi strutturali sia surrettiziamente per scongiurare che a lavori terminati la sua proprietà rischi di essere sottratta alla fabbriceria), ospita l’organo più grande d’Italia con 15.800 canne da 9 metri a pochi centimetri, è corredata da una meridiana realizzata nel 1768 da astronomi dell’Accademia di Brera che fino alla metà del XIX secolo regolava gli orologi di tutta la città ed infine è ad “impatto zero”: sulla facciata è applicata una finitura antismog che, attivata dalla luce del sole, depura l’aria dagli agenti inquinanti.

Nel 1649 la Pace di Vestfalia mette fine alla Guerra dei Trent’ Anni. All’origine di quest’ ultima c’ è una questione religiosa, nata dal proposito dei principi tedeschi di por fine alle pretese restauratrici della Cattolicissima Austria volte a mettere in discussione il fondamento la Pace di Augusta (“cuius regio, ejus religio”). Il percorso negoziale della Pace di Vestfalia è tortuoso e complesso, a causa della denegazione rispettiva degli interlocutori e dei mediatori appartenenti alle due confessioni. Tuttavia in seguito a questo trattato si profila all’orizzonte un nuovo ordine internazionale, in cui gli Stati iniziano a riconoscersi tra loro proprio e solo in quanto tali, al di là della fede dei vari sovrani.

Nel 1917 inizia la battaglia di Caporetto (12^ battaglia dell’Isonzo). È lo scontro delle forze congiunte austro-ungariche e tedesche, contro il Regio Esercito Italiano. Approfittando della crisi nella Russia zarista dovuta alla rivoluzione bolscevica, gli imperi centrali trasferiscono consistenti truppe dal fronte orientale a quello italiano e le concentrano fra Tomino e Caporetto. Forti di questi rinforzi, sfondano le linee tenute dalle truppe italiane che, impreparate a una guerra difensiva e duramente provate dalle precedenti 11 battaglie dell’ Isonzo, non reggono e devono arretrare di 150 km fino al Piave. È una disfatta che porta al collasso interi corpi d’armata, con 300.000 soldati fatti prigionieri e 350.000 sbandati. Le conseguenze sia politiche sia militari sono immediate; il capo del governo Boselli si dimette e Vittorio Emanuele Orlando gli subentra, il Ca. SM Luigi Cadorna (che cerca di nascondere i suoi gravi errori tattici, imputando le responsabilità alla presunta viltà di alcuni reparti) è avvicendato da Armando Diaz. La successiva tenuta della linea del Piave costituirà la premessa per la vittoria, un anno più tardi.

In questa data del 1918, infatti, ha inizio la Battaglia di Vittorio Veneto. È una grande controffensiva che porta alla cattura di oltre 5.000 pezzi di artiglieria e oltre 350.000 soldati imperiali. La vittoria arriderà pochi giorni dopo agli alleati (52 divisioni italiane, 3 britanniche, 2 francesi e un reggimento statunitense contro 61 divisioni austro-ungariche) e segna la fine della guerra sul fronte italiano. La disastrosa sconfitta imperiale comporta lo sfascio della monarchia asburgica. A Francesco Giuseppe, questo dolore è risparmiato; sul trono dal 1848, ligio alla propria rigida educazione, ostile a qualunque modernità (rifiuta l’uso del telefono e delle autovetture), avvezzo ad una sobrietà quasi claustrale, straziato per la morte del figlio Rodolfo a Mayerling, della figlia primogenita Sofia a soli due anni di età, della moglie Sissi assassinata a Ginevra, del fratello Massimiliano fucilato in Messico e del nipote Francesco Ferdinando ucciso a Sarajevo (testuale: ”nulla mi è stato risparmiato in questa vita!”) muore, ottantaseienne, 2 anni prima a causa di una polmonite.

Nel 1956 l’URSS invade l’Ungheria. L’antefatto immediato è, nel giorno precedente, la manifestazione pacifica degli studenti che chiedono la realizzazione delle loro richieste, tra cui la fine dell’ occupazione sovietica. La polizia cerca di disperdere la folla con gas lacrimogeni ed effettua molti arresti ma i quando i manifestanti cercano di liberare gli arrestati, la polizia apre il fuoco sulla folla e la rivolta dilaga in tutta la capitale. In questa data le milizie sovietiche entrano a Budapest e si impadroniscono delle posizioni chiave. L’indomani la folla si accalca di fronte al Parlamento e la polizia spara sui dimostranti dai tetti degli edifici vicini. In breve, il moderato Imre Nagy riesce a prendere il controllo del Partito ed è nominato capo del governo, quindi libera molti prigionieri politici (fra cui il Cardinale Jòzsef Mindszenty) ed annuncia riforme economiche e politiche. Nikita Chruščëv non ci sta ed invia 20.000 soldati e 4.000 carri dell’Armata Rossa (è l’ “Operazione Turbine”) che sconfiggono rapidamente le forze ungheresi. Imre Nagy lancia un ultimo e disperato messaggio radiofonico al mondo, po’ è catturato assieme ai suoi collaboratori. Dopo quasi due anni di vessazioni e pressioni psicologiche, sarà condannato a morte e giustiziato. Ad esprimere il giudizio sono chiamati tutti i capi comunisti stranieri; solo il polacco Wladisław Gomułka (che pure non è uno stinco di santo) si astiene. Palmiro Togliatti vota per la condanna ma chiede, ed ottiene, che sia eseguita dopo le elezioni politiche italiane del 25 maggio1958. (NdR.: da sempre, ed in questi giorni più di sempre, c’ è chi giustamente reclama la sconfessione del fascismo da parte di certe figure o movimenti politici sospettati, indiziati o accreditati di nostalgia. Chissà quando verrà il turno dello stesso fervore in termini opposti e simmetrici).

Nel 1798 nasce Massimo D’ Azeglio. Nel 1913, Tito Gobbi. Nel 1927, Gilbert Bécaud.

Nel 1957 muore Christian Dior. Nel 1985 Làszlò Bìrò (inventerà la penna a sfera). Nel 2006 Bruno Lauzi.

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