Bruce “giramondo” e la passione per i viaggi diventata lavoro: “Da quell’incidente la scossa”

Il tesserino gli è arrivato proprio mercoledì scorso: accompagnatore turistico ufficiale. E le valigie, come sempre, sono già pronte per il primo viaggio.

Ha così coronato il suo sogno, cullato per tanto tempo, Cristian Frare, 53enne di Pieve di Soligo, per tutti “Bruce” (soprannome affibbiatogli da giovane per la vaga somiglianza con un cantante…”quando avevo i capelli lunghi”), noto per aver gestito vari locali della zona, l’ultimo – lasciato a gennaio scorso – il Cafè Promenade in Galleria Zadra proprio a Pieve di Soligo.

Un desiderio, quello di coniugare la sua passione per i viaggi in solitaria a un lavoro vero e proprio, a cui ora potrà dare libero sfogo. “Ho dovuto frequentare per due mesi una scuola a Bologna e, alla fine, sostenere un esame – spiega lui – E ora eccomi qui, pronto a cominciare. Domenica la prima tappa, si parte per Bali con un gruppo di una quindicina di persone”.

Nato a Falzè, ma cresciuto e da sempre residente a Pieve di Soligo, Bruce è davvero quello che si può definire un “giramondo“, uno che difficilmente riesce a rimanere fermo nello stesso posto. “Ho fatto il parrucchiere, il militare (per tre anni come paracadutista negli alpini), il missionario (in Mozambico con l’associazione PMO di Bologna) e il gestore di locali – racconta – Ora, finalmente, potrò unire passione e lavoro: sarò un accompagnatore turistico, lavorando per un’agenzia di viaggi di Conegliano“.

In mezzo a tutti questi spostamenti, c’è stato però un episodio spartiacque nella sua vita movimentata: “Un grave incidente in Vespa nel 2006, che mi ha tenuto fermo (stavolta forzatamente, ndr) per ben 18 mesi – ricorda Bruce – All’epoca lavoravo in fabbrica e, quando mi sono ripreso, ho capito che non volevo più fare quella vita. Quell’incidente mi ha dato una scossa e mi è stato comunque utile per cambiare mentalità”.

Da lì la sua vera vocazione inizia a concretizzarsi: “Per i successivi due anni ho vissuto a Barcellona e, subito dopo, ho iniziato a viaggiare in giro per il mondo con il mio solo zaino a farmi da compagno – racconta il 53enne – Ho viaggiato parecchio tra Sudamerica e Asia, scoprendo realtà che mi hanno entusiasmato”.

Proprio in Catalogna Bruce inizia anche a fare il barman e ad avvicinarsi al mondo della “movida”. Un’esperienza che, una volta tornato a casa (per poco), mette a frutto aprendo alcuni locali: il Mood a Conegliano, poi l’Osteria 31 e, infine, il Promenade.

“Ma il richiamo del viaggio era sempre lì dietro l’angolo e così, ogni volta, duravo circa due anni e poi ero di nuovo in movimento – sottolinea – Finché, passati i 50, mi sono detto: ‘Ora o mai più‘. E ho deciso di lanciarmi in questa nuova e spero ultima avventura professionale”.

Già, ma cosa fa un accompagnatore turistico? “Prepara un viaggio dal punto di vista dell’esperienza, creando un itinerario ad hoc per un certo tipo di turismo, ovviamente diverso da quello di massa – spiega Bruce – Al resto, ovvero alla parte logistica e organizzativa, ci pensa l’agenzia. E poi si parte e il mio ruolo è anche quello di tenere in sicurezza il gruppo e far rispettare il programma previsto”.

Turisti, quelli che accompagnerà nel suo nuovo lavoro, alla ricerca di esperienze diverse, non troppo avventurose ma comunque “alternative” rispetto ai circuiti ufficiali. A supporto, anche una pagina social, dove il 53enne racconta (soprattutto per immagini) i suo innumerevoli spostamenti. “Di solito sono gruppi di 15, massimo 20 persone”, precisa.

Unica piccola nostalgia per il passato, l’affetto che tuttora gli riservano i vecchi clienti, “che fa sempre molto piacere”. Ma in tutti questi viaggi, prima per passione e ora per lavoro, ce ne sarà uno rimasto particolarmente nel cuore? “Il primo non si scorda mai – risponde secco – Ero da solo e ho viaggiato in lungo e in largo per il Sudamerica. Essendo la prima volta, c’era anche quell’emozione speciale mista a un po’ di paura. Indimenticabile”.

E, a proposito di paura, c’è mai stata una volta in cui hai pensato che si mettesse veramente male? “Diciamo che le situazioni più critiche le ho vissute in Africa, lì in qualche caso ho percepito di essere potenzialmente a rischio – conferma il 53enne – Ma sono dell’idea che, con rispetto e dialogo, si possa affrontare qualunque situazione”.

Aneddoti divertenti? “Beh una volta, in Laos, ho conosciuto un ragazzo italiano con una parlata familiare…alla fine ho scoperto che era di Montebelluna! Più in generale, il bello di questi viaggi sono le persone che incontri lungo il percorso e con cui si creano a volte legami davvero speciali. Molti li sento ancora, siamo rimasti in contatto”.

E allora buona strada Bruce, il mondo ti aspetta!