
Padre Leone Casagranda (al secolo Attilio Casagranda) è una delle figure più luminose tra i cappellani militari italiani della Seconda Guerra Mondiale, noto soprattutto per il suo eroismo al fianco degli Alpini del Battaglione Sciatori Monte Cervino durante la tragica campagna di Russia.
Nato il 26 maggio 1912 a Brusago, in Val di Piné (Trento), da una famiglia contadina trentina, Attilio Casagranda entrò nel seminario dei Frati Minori Cappuccini già nel 1924, a soli dodici anni. Vestì l’abito religioso nel noviziato di Arco nell’autunno del 1928 e fu ordinato sacerdote il 28 giugno 1936. Negli anni successivi insegnò lettere presso il liceo dei Cappuccini di Rovereto, per poi essere nominato nel 1940 Direttore del Terzo Ordine Regolare di San Francesco a Trento. Il suo sogno più grande era però partire come missionario in Abissinia, dove i confratelli lo attendevano.
Cappellano degli Alpini sul fronte russo
Il 16 dicembre 1941 fu richiamato come Cappellano Militare e si diresse ad Aosta, dove raggiunse il Battaglione Sciatori Monte Cervino, ormai prossimo alla partenza per il Fronte Est. Lasciò il saio francescano, come scrisse lui stesso, «con un bacio e due lacrime». Alto, robusto e di carattere gioviale.
Sul fronte russo si distinse per coraggio straordinario:
- Marzo 1942: si prodigò eroicamente nel soccorrere i feriti durante il primo aspro combattimento, incurante del fuoco nemico
- Maggio 1942: durante un secondo combattimento «duro e selvaggio, con la baionetta e le bombe a mano», meritò la prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare
- Dicembre 1942: portava feriti, recuperava salme sotto il tiro sovietico e incoraggiava i plotoni rimasti senza ufficiali, guadagnando una seconda decorazione e la Croce di Ferro tedesca
Prigionia e morte
Tra il 15 e il 18 gennaio 1943, il Battaglione Monte Cervino fu circondato durante la ritirata tra Kharkov e il fiume Don. Padre Leone rifiutò di abbandonare i suoi alpini e fu catturato dai sovietici. Nel campo di prigionia n. 56 di Uciostoje (Tambov), rifiutò anche di togliersi la croce pettorale di fronte a una minaccia di fucilazione, dichiarando: «Io non tolgo niente». Morì di inedia il 16 marzo 1943, come l’80% dei prigionieri di quel campo.
Onorificenze

Medaglia di bronzo al valor militare; «Prendeva volontariamente parte ad un combattimento con una compagnia d’attacco. Con serenità ed ardimento e sprezzo del pericolo si prodigava a soccorrere sotto l’intenso fuoco nemico i numerosi feriti e li aiutava nell’opera di soccorso spirituale e materiale fino a cadere esaurito dall’inusitato sforzo»
— Klinowyj (Fronte Russo) – 18 maggio 1942

Medaglia di bronzo al valor militare: «Presente coi primi nel duro contrattacco, portava la sua parola, il suo esempio, la sua opera dove maggiore era la necessità. Oltre che provvedere ai morti ed ai feriti, incitava i restanti due plotoni sciatori ormai senza ufficiali a tenacemente persistere verso l’obiettivo indicato, partecipava volontariamente due giorni dopo, quando già il suo reparto aveva lasciato le posizioni avanzate, ad un contrattacco con altro reparto alpino e, noncurante della reazione avversaria, si spingeva coi primi sino a contatto del nemico per adempiere alla sua alta missione.»
— quota 204,8 Iwanowka (Fronte Russo) – 22 dicembre 1942
Onorificenze estere




















