Il rinato «Monte Cervino» ha la bandiera di guerra

La cerimonia a Bolzano, presente un gruppo di reduci
che combatterono in Russia nel glorioso battaglione sciatori

Il 5 aprile 1997 si è svolta nella caserma «Vittorio Veneto» di Bolzano la cerimonia della consegna della bandiera di guerra del battaglione alpini paracadutisti «Monte Cervino». Alla presenza del comandante del 4° Corpo d’Armata alpino, l’unità, costituita il 14 luglio 1996 sulla base della preesistente compagnia alpini paracadutisti, ha ricevuto il vessillo dalle mani della signora Imelda, vedova del V.M. tenente medico Enrico Reginato, che appartenne al btg. sciatori «Monte Cervino» in Russia.

Rivive quindi per la terza volta il «Monte Cervino», sciolto ad Aosta nel 1943 al rientro della campagna di Russia. Vi è un motivo ben preciso e logico che legittima l’attribuzione delle tradizioni del battaglione sciatori «Monte Cervino» ai btg. paracadutisti.

Il «Monte Cervino» era un battaglione sperimentale, nato dalla Scuola Militare di Aosta, composto da sciatori tutti scelti, tutti volontari, senza armi pesanti, con appoggio di artiglieria, senza componenti a spalle, “destinato a ricoprire un ruolo di rottura e di penetrazione in profondità”. Anche il btg. alpini paracadutisti ha personale volontario, non ha armi pesanti, tutti frequentano corsi di sci e di alpinismo e si addestrano a sopravvivere, muovere e operare in alta quota. Ma quello che più conta è che anche lo spirito è quello dei vecchi «cervinotti», pronti a qualsiasi sacrificio pur di tenere alto il nome del proprio reparto: che si tratti di esercitazioni in Italia, di missioni in Bosnia, in Sardegna, o di misurarsi con reparti di altre nazioni sia sul territorio italiano che all’estero.

Alla cerimonia erano presenti circa duemila persone e, in prima schiera, davanti ai reparti in armi, vi erano i reduci di Russia del «Monte Cervino», fieri e orgogliosi del loro passato.

Oltre ai reduci erano presenti almeno quattro generazioni di paracadutisti: tra questi vi erano il primo comandante del plotone alpini paracadutisti della brigata «Tridentina», i comandanti di compagnia, di battaglione e di reggimento, fino agli attuali appartenenti al btg. alpini paracadutisti della brigata «Folgore».

ta «Tridentina» e il primo comandante di compagnia capitano Franco Ciarletta;
ma vi era anche qualche pioniere di questa splendida specialità, unica al mondo,
nella quale confluiscono soldati dalla doppia specialità: alpina, intesa nell’espressione più completa ed esaltante,
perché espressa in capacità di vivere, muovere e operare in qualsiasi terreno montano, sia su roccia che su neve;
e paracadutista, per la capacità di effettuare lanci in zone impervie.

La cronaca della cerimonia può riassumersi nel momento del giuramento, quando, unitamente alla fanfara e al coro della «Tridentina»,
i reparti schierati e tutti i presenti hanno cantato l’Inno di Mameli.
È seguito l’incontro con i vecchi comandanti, con chi aveva fatto parte delle vecchie unità,
con i genitori degli alpini in armi.

Il «Monte Cervino» è una unità destinata ad essere impiegata per esigenze operative all’estero ed è quindi necessaria che sia alimentata da volontari.
Il loro arruolamento nel battaglione è una sfida che tutti noi dobbiamo affrontare e superare.
Quando il battaglione avrà tra i suoi ranghi un numero sufficiente di giovani volontari,
potrà anch’esso concorrere alle esigenze di sicurezza che sempre più frequentemente sorgono in tutto il mondo
e che richiedono l’intervento di contingenti multinazionali.

La consegna della bandiera di guerra e delle decorazioni al valor militare al nostro battaglione rappresenta,
oltre che uno dei più ambiti riconoscimenti militari, un autentico passaggio nella storia.
Il glorioso passato, breve nella cronologia degli eventi ma grandissimo per il suo contenuto di valori umani,
alimenta il nostro orgoglio, stimola il nostro impegno, onora il nostro lavoro quotidiano.

Siamo grati a quanti hanno reso possibile questo cammino che ha avuto origine dal Deposito del 4° reggimento,
ha percorso le trincee della Grande Guerra, è approdato sulle coste albanesi,
ha attraversato le steppe russe ed è rinato come unità di alpini paracadutisti.

“Mai strach”!

La vedova della M.O. gen. medico Reginato, signora Imelda, appunta la medaglia d’oro sulla bandiera di guerra del btg. «Monte Cervino» (foto 4ª C.A.A.).

ta «Tridentina» e il primo comandante di compagnia capitano Franco Ciarletta; ma vi era anche qualche pioniere di questa splendida specialità, unica al mondo, nella quale confluiscono soldati dalla doppia specialità: alpina, intesa nell’espressione più completa ed esaltante, perché espressa in capacità di vivere, muovere e operare in qualsiasi terreno montano, sia su roccia che su neve; e paracadutista, per la capacità di effettuare lanci in zone impervie.

La cronaca della cerimonia può riassumersi nel momento del giuramento, quando, unitamente alla fanfara e al coro della «Tridentina», i reparti schierati e tutti i presenti hanno cantato l’Inno di Mameli.È seguito l’incontro con i vecchi comandanti, con chi aveva fatto parte delle vecchie unità, con i genitori degli alpini in armi.

Il «Monte Cervino» è una unità destinata ad essere impiegata per esigenze operative all’estero ed è quindi necessaria che sia alimentata da volontari. Il loro arruolamento nel battaglione è una sfida che tutti noi dobbiamo affrontare e superare.
Quando il battaglione avrà tra i suoi ranghi un numero sufficiente di giovani volontari, potrà anch’esso concorrere alle esigenze di sicurezza che sempre più frequentemente sorgono in tutto il mondo e che richiedono l’intervento di contingenti multinazionali.

La consegna della bandiera di guerra e delle decorazioni al valor militare al nostro battaglione rappresenta, oltre che uno dei più ambiti riconoscimenti militari, un autentico passaggio nella storia.
Il glorioso passato, breve nella cronologia degli eventi ma grandissimo per il suo contenuto di valori umani, alimenta il nostro orgoglio, stimola il nostro impegno, onora il nostro lavoro quotidiano.

Siamo grati a quanti hanno reso possibile questo cammino che ha avuto origine dal Deposito del 4° reggimento, ha percorso le trincee della Grande Guerra, è approdato sulle coste albanesi, ha attraversato le steppe russe ed è rinato come unità di alpini paracadutisti.

“Mai strach”!

Fonte: L’Alpino giugno 1997