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Noemi Batki Intervista:

Noemi Batki Intervista
Noemi Batki Intervista:

Noemi Batki Intervista. Abbiamo intervistato Noemi Batki, tuffatrice italiana che si appresta a partecipare alla sua quarta Olimpiade. Con un prestigioso palmares alle spalle e la grande determinazione che la contraddistingue, Noemi si presenterà ai giochi olimpici di Tokyo con il tuffo dalla piattaforma da 10 metri, la sua specialità. In questa lunga intervista, Noemi ha raccontato di aver messo da parte paure e tensioni, che in tempi passati l’hanno ostacolata nel suo percorso, per cercare di raccogliere i frutti del duro lavoro svolto in questi anni e di godersi appieno questa nuova esperienza olimpica. about:blank

Noemi, quando hai capito che il tuo elemento fosse l’acqua? Quando hai deciso di voler trasformare la tua passione in una professione?
Grazie a mia mamma, che mi portava con lei in piscina fin da piccolina, quando ancora si allenava. Devo ammettere che è stato un approccio graduale, fino a 4 anni non mettevo la testa sott’acqua. Ho iniziato ad allenarmi con costanza a 6 anni e fino ai 13 anni sono sempre stata un’atleta potenzialmente forte, ma timorosa. Ho addirittura smesso per un anno intero a causa di tutte le paure che non riuscivo a superare. Quando sono tornata, a 14 anni, avevo una testa diversa: da quel momento in poi, iniziai a diventare inarrestabile.

Nello stesso anno, a Eindhoven, arriva la prima medaglia in carriera ai Campionati Europei: conquisti il bronzo, questa volta in coppia con Tania Cagnotto nella piattaforma sincro da 10 metri. Che sensazione hai provato, per di più in qualità di quarta atleta azzurra di sempre a salire sul podio in un Campionato Europeo?
E’ stato stupendo, emozionante ed appagante. Saltare con una big che fa predisporre i giudici positivamente ha i suoi vantaggi, e riuscire a competere mantenendo uno standard simile al suo fece sì che riuscissimo a vincere la mia prima medaglia europea, il che rappresentò per me un primo vero passo nel mondo dei grandi.

Nel 2011 arriva per te un oro dalla piattaforma importantissimo, ai Campionati Europei di Torino, che ti vale il titolo di campionessa europea della specialità e la qualificazione diretta nella stessa gara per le Olimpiadi di Londra 2012. Hai conquistato altri due ori agli Europei di Kiev nel 2019, nel sincro 10 m, in coppia con la sedicenne Chiara Pellacani, e alle Universiadi di Bankok 2007, nel trampolino da 1 metro. Tra queste competizioni, ce n’è una che, per qualche ragione, ha per te maggior valore?
L’oro di Torino ha indubbiamente il valore più grande, innanzitutto perché conquistato in una specialità olimpica individuale, e poi perché appunto qualificava per Londra 2012. Arrivò dopo l’argento di Budapest, per cui ci tenevo a riconfermarmi, e gareggiavo in Italia, per cui l’occasione andava sfruttata. Dopo la solita eliminatoria disastrosa che mi contraddistingueva, ho saputo tirare fuori dal cilindro un’ottima finale, riuscendo nell’impresa di diventare la prima atleta al mondo qualificata ai giochi di quell’edizione.

C’è stato un momento di grande sconforto sportivo? Se sì, in che occasione?
Ce ne sono stati tanti, e ce ne sono ancora, fa parte del gioco, soprattutto per me che prendo ogni sfida con estrema serietà. Le olimpiadi di Rio sono state un momento molto drammatico della mia carriera, ero infortunata e non riuscire ad esprimermi al meglio mi ha distrutto. Per questo motivo ho deciso di continuare a fare questa vita per un altro quadriennio, qualificandomi ora alla mia quarta Olimpiade.

Alle imminenti Olimpiadi di Tokyo gareggerai solo nell’individuale, perché sfumata l’opportunità del doppio pass olimpico per via di un nono posto nel sincro dalla piattaforma in coppia con Chiara Pellacani. Cosa non ha funzionato, secondo te? Sarà un motivo per avere motivazione in più?
Io e Chiara abbiamo diverse priorità: lei è una trampolinista, e in questo anno così importante ha allenato molto quella specialità, motivo per cui dalla piattaforma abbiamo eseguito pochissimi allenamenti insieme. Per qualificare un sincro alle Olimpiadi sarebbe servito molto più impegno e dedizione, ma per lei sono state fatte scelte differenti. Sono contenta di averci comunque provato anche perché altrimenti, essendomi già qualificata nell’individuale nell’anno precedente, non avrei potuto testare l’impianto stupendo di Tokyo alla coppa del mondo.

Elena Bertocchi e Chiara Pellacani rappresenteranno l’Italia nella specialità del trampolino 3 metri sincronizzato, mentre per il sincro maschile saranno Giovanni Tocci e Lorenzo Marsaglia a tenere alta la bandiera tricolore. L’Italia potrà fare risultato in questa specialità? O ci sono delle coppie, a livello olimpico, fin troppo consolidate?
La gara del sincro è sempre molto tirata, perché alle olimpiadi approdano solo le migliori 8 coppie per cui si è in finale diretta, e tutto è possibile. Per quanto riguarda le ragazze, oltre alle cinesi, nessuna coppia è imbattibile, e viste le recenti mancate qualificazioni di due delle coppie più papabili per le medaglie, la loro strada per entrare nella storia è a portata di mano. Per quanto riguarda i ragazzi la medaglia è un po’ più lontana, ma nei tuffi tutto è possibile, per cui l’importante è dare il massimo e poi chissà, staremo a vedere.

Quale traguardo ti auguri di raggiungere in questa quarta partecipazione ai Giochi Olimpici?
Spero di riuscire a godermi l’esperienza, e di saltare con la testa libera, perchè ormai è tempo di raccogliere i frutti del duro lavoro senza più farsi frenare da preoccupazioni o tensioni inutili. Non vado a Tokyo per gareggiare in termini di risultato, ma cercherò di affrontare la gara con il giusto atteggiamento mentale, perché solo in questo modo posso riscattarmi e dare il meglio di me. Voglio cogliere questa opportunità per ringraziare il Centro Sportivo dell’Esercito che mi sta supportando in tutti questi anni di duro lavoro e che non ha mai smesso di credere in me, mettendomi sempre nelle condizioni di potermi allenare con la massima serenità possibile.

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