La Task Force Takuba

La Task Force Takuba in Mali si arricchisce di un nuovo assetto: i Black Hawk svedesi. Gli elicotteri supporteranno le forze UE, di cui fanno parte anche gli incursori italiani, nell’addestramento e mentoring ai soldati locali contro AQIM e ISGS
La Task Force Takuba in Mali, in cui operano anche gli incursori delle forze speciali italiane, si arricchisce di un nuovo assetto: gli elicotteri Black Hawk svedesi. Un primo gruppo velivoli ad ala rotante è giunto nel paese africano e nel prossimo futuro dovrebbe arrivarne un altro. Il loro compito sarà supportare i militari UE nell’addestramento e nel mentoring delle forze armate locali. L’obiettivo della forza europea, infatti, è metterle in grado di controllare il territorio e contrastare i fenomeni di terrorismo, traffico illecito e insurgency. In particolare, la TF Takuba fornirà alle truppe di Bamako expertise contro i grandi gruppi di matrice jihadista come quelli legati ad al Qaeda (AQIM) e allo Stato Islamico (ISGS), che cercano di espandersi nell’area tra Mali, Niger e Burkina Faso.

Il Mali, paese instabile dalla destituzione dell’allora presidente Ibrahim Boubacar Keita nel 2020, è centrale per la stabilizzazione di tutto lo Sahel, regione storicamente sotto influenza francese. Ciononostante non bisogna credere che Parigi stia intervenendo solo per interessi economici perché la regione è in verità “poco rilevante sotto un profilo economico e di disponibilità di risorse strategiche”, spiega Casola.

La ragione principale, infatti, per cui la Francia, l’Italia e altri Paesi europei hanno deciso di intervenire è dovuta al fatto che lo Sahel “è una regione di interesse primario per l’Europa poiché il controllo delle migrazioni irregolari e dei traffici illeciti – oltre che la lotta al terrorismo jihadista – sono priorità per le agende politiche europee, al di là delle implicazioni securitarie effettive, e lo Sahel è strategicamente centrale rispetto a ciascuna di esse” sottolinea sempre il ricercatore dell’ISPI.

Al riguardo si è espresso anche il Ministro della difesa Lorenzo Guerini, sostenendo che la partecipazione italiana alla missione Takuba vada vista nell’ambito di una strategia più ampia e organica con cui il nostro Paese agisce su quello che può essere definito come il fronte sud avanzato della difesa dell’Europa. Ed effettivamente i paesi europei coinvolti, oltre alla Francia e all’Italia, sono molti: Belgio, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Germania, Olanda, Norvegia, Portogallo, Svezia, Regno Unito e Grecia. A questi si affiancano i G5 dello Sahel (Mauritania, Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad), sempre coordinati da Parigi.

La Francia è militarmente presente in Mali e nello Sahel sin dal 2014 con l’operazione Barkhane, recentemente criticata dai G5 per gli scarsi risultati ottenuti nella lotta allo jihadismo e le vittime civili.


L’operazione, inoltre, è difficilmente difendibile anche “da un punto di vista politico, a fronte del numero di vittime francesi (quasi sessanta dall’inizio del conflitto) sempre più difficile da giustificare agli occhi delle opinioni pubbliche interne, ed economico: basti pensare che l’operazione è costata, per il 2020, oltre un miliardo di euro” dice Camillo Casola.

In tal senso le pressioni esercitate dal governo francese sugli alleati europei cercano di alleggerire e giustificare all’opinione pubblica francese, a meno di un anno dalle elezioni, le operazioni nello Sahel. Già in passato la Francia aveva cercato di coinvolgere i partner europei nella regione, ma non era andata al di là del supporto finanziario e di training militare con le missioni European Union Training Mission – Mali (EUTM) ed European Union Capacity Building Sahel Mali (EUCAP). Lanciate rispettivamente nel 2013 e nel 2014, EUTM ha come compito l’addestramento, la formazione e il supporto logistico delle Forze Armate maliane, EUCAP la fornitura di consigli strategici e l’addestramento per le tre forze di sicurezza del Mali (Polizia, Gendarmeria e Guardia Nazionale).

L’Italia sta cambiando strategia nei confronti dell’Africa, in cui da tempo è presente militarmente in Libia, Niger e Somalia. L’apertura delle ambasciate in Niger (2017), in Guinea (2018) e in Burkina Faso (2019), così come gli accordi di cooperazione in materia di difesa con il Niger (2017) e il Burkina Faso (2019) vanno letti come parte di un’ampia strategia che mira a rafforzare la presenza politico-militare in aree fondamentali al controllo dei flussi migratori e al contrasto dello jihadismo. Il Decreto missioni 2020 ha, in tal senso, rafforzato questo impegno sia con la partecipazione alla missione Takuba, sia con la decisione di partecipare al pattugliamento del Golfo di Guinea per contrastare la pirateria, ma dove sono presenti anche alcune attività di estrazione e sfruttamento di idrocarburi dell’ENI.

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La prima missione militare del governo Draghi inizia in sordina, pur coinvolgendo circa 200 militari provenienti dalle forze speciali italiane. Il quadro operativo è il Mali, il nome dell’operazione Takuba, come la spada in uso tra i Tuareg, e coinvolge diversi Paesi europei sotto la guida francese. L’operazione è stata approvata con il Decreto Missioni del 16 luglio 2020 ed è in tal senso un’eredità del precedente governo.

“Le informazioni che circolano sulla missione Takuba sono effettivamente pochissime”, conferma Camillo Casola ricercatore ISPI specializzato sull’Africa. “Si tratta di una task force formata da forze speciali europee, istituita allo scopo di addestrare, assistere e accompagnare le forze armate degli stati saheliani nelle operazioni di lotta ai gruppi armati jihadisti nella regione. Sembra che i militari italiani avranno soprattutto compiti di evacuazione medica”.

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