Sul Breithorn, come novant’anni fa

Siamo in un’epoca storica altamente tecnologica, in cui tutti i materiali alpinistici raggiungono standard eccezionali; oggi è molto più facile andare in montagna e spesso assistiamo a tragedie proprio per la mancanza di esperienza o di inadeguata preparazione, oltre che per un approccio mentale troppo consumistico. Gli alpinisti di oggi come affronterebbero le stesse cime con i materiali e l’abbigliamento di 90 anni fa? E con quali fatiche?

A 90 anni dalla fine della Grande Guerra, Stefano Rossi, 48 anni, ricercatore storico, già ufficiale degli alpini paracadutisti e istruttore militare di alpinismo, ha voluto capire in una unione tra evento sportivo, ricostruzione storica ed archeologia sperimentale cosa significava muoversi in alta quota con l’equipaggiamento quasi artigianale di quel tempo.

Il 5 Luglio scorso, mentre a Cervinia si svolgeva il raduno del btg. Monte Cervino, è salito sulla vetta del Breithorn (4.165 metri) sul massiccio del Monte Rosa con materiali ed uniforme risalenti al 1916, unendo idealmente gli alpini di oggi con quelli che nel passato furono mandati a combattere con scarponi chiodati, divise grigioverdi e mantellina di panno. Oltre alla salita della via normale, sono state fatte prove di fuoriuscita da crepaccio e salita di ripide pareti di neve ghiacciata.

I materiali impiegati sono stati il più possibile originali, mentre quelli non reperibili sono stati ricostruiti con le caratteristiche più simili a quelli del periodo. Il loro comportamento, i problemi, l’alimentazione, ecc. sono stati attentamente analizzati con relazioni sia dal punto di vista storico, sia funzionale. Adeguatamente sfruttati tecnicamente, nonostante la vetustà e l’impraticità che hanno creato non pochi problemi, i materiali hanno fatto il loro dovere oggi come allora.

Discorso a parte va fatto invece sulla fatica, la perdita di liquidi, il freddo, rivelatisi con questo tipo di equipaggiamento fattori molto più critici anche per un alpinista allenato ed in ottime condizioni fisiche. Non dimentichiamo, poi, che qui il tempo ed il ghiacciaio erano in condizioni ottimali e, soprattutto, che nessuno ci stava sparando contro! dice Rossi Con più giorni di cammino ed in condizioni decisamente avverse, come spesso ebbero gli alpini, come sarebbe andata? .

A parità di attrezzatura, è dunque ancora il fattore umano a fare la differenza e dobbiamo riconoscere che l’uomo di allora, meno viziato, era più forte; forse anche più armato di quella semplicità interiore atta a sopportare meglio le difficoltà della vita, qualsiasi esse fossero.

Pubblicato sul numero di ottobre 2008 de L’Alpino.

Condividi

Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on pinterest
Pinterest
Share on telegram
Telegram
Share on whatsapp
WhatsApp
Share on email
Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultimi articoli

Iscriviti alla Newsletter

Archivio Articoli