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MAI STRAC

105esimo anniversario della battaglia di Vodice

Voi del 4 Reggimento Alpini Paracadutisti (RANGER) celebrate oggi il 105esimo anniversario della battaglia di Vodice
Nel corso della quale sono scritte pagine di storia intrise dal sangue versato dai precursori della vostra unità.

Con la Sesta Battaglia dell’Isonzo (6-17 agosto 1916), l’esercito italiano aveva conquistato il Sabotino “la roccaforte” della testa di ponte di Gorizia. L’esercito austro-ungarico aveva predisposto una nuova linea difensiva a nord-est dell’Isonzo, che comprendeva anche il monte Santo ed il monte Vodice. Come sempre durante le battaglie del fronte isontino, gli imperiali avevano scelto la miglior collocazione difensiva possibile: sulla cresta delle montagne in posizione dominante, con la possibilità di ripararsi  dai bombardamenti, all’interno di complessi sistemi di gallerie scavati nel cuore dei monti. Sembrava impossibile salire i cinquecento metri di dislivello sui ripidi versanti delle montagne, con le mitragliatrici austro-ungariche nascoste in alto tra le rocce carsiche,  (ancor oggi per chi osserva dalle sponde dell’Isonzo gli scoscesi pendii, sembra impossibile), eppure i fanti e gli alpini italiani ci riuscirono, nonostante il quadro strategico particolarmente sfavorevole.   Dopo quasi un anno di infruttuosi tentativi, l’esercito italiano attaccò in forze la linea difensiva austriaca attestata sui monti a meridione dell’Altopiano della Bainsizza, durante la Decima battaglia dell’Isonzo (12-31 maggio 1917). La 53ª divisione fanteria costituitasi con l’accorpamento delle due brigate, Teramo e Girgenti comandata da Maurizio Gonzaga, il 18 maggio 1917, prese d’assalto le pendici meridionale del monte Kuk e del monte Vodice. Avanzando di roccia in roccia, snidando i reparti nemici da trincee e caverne, i fanti italiani riuscirono alla sera, a conquistare la sommità del monte a quota 652 metri, facendo prigionieri tutti i difensori del presidio (400 uomini di cui 16 ufficiali) e resistendo ai violenti contrattacchi ed agli intensi bombardamenti dell’artiglieria austriaca.

Anche gli alpini del Battaglione “Aosta” comandato dal Colonnello Ernesto Testa Fochi e facente parte del IV° Reggimento Alpini assieme agli alpini del Battaglione “Monte Levanna” parteciparono alla conquista del Vodice, attaccando alla baionetta e con le bombe a mano. Superarono le difficoltà del terreno e l’accanita e tenacissima resistenza dei reparti della imperial-regia fanteria del k.u.k. (kaiserlich und königlich): il II° Battaglione “Pecs” e il IV° Battaglione “Deutschmeister”. Dopo la fine della guerra sull’altura gli alpini eressero una colonna sovrastata da un’aquila.

Durante questa sanguinosa battaglia che con alterne vicende continuerà violentissima sino al 22 maggio, gli italiani diedero l’assalto anche al Monte Santo. Fu la Brigata Campobasso, con i due reggimenti 229° e 230° fanteria tra il 14 ed il 15 maggio, ad ingaggiare una lotta furibonda per la conquista della montagna. Il III/230° con grande coraggio riuscì a conquistare la cima costringendo alla resa tutto il reparto difensivo austro-ungarico. Protetti dalle rovine del santuario i fanti resistettero per ore alla rabbiosa controffensiva della 48° Divisione imperiale di fanteria, composta da slesiani e reparti dell’Egerland. Alla fine senza rincalzi e minacciati d’accerchiamento i fanti italiani furono costretti a ripiegare sulle trincee di partenza. La Brigata Campobasso ebbe fuori combattimento 1.517 uomini di truppa e 36 ufficiali. Il Monte Santo cadde in mano italiana solo nel successivo scontro, l’Undicesima battaglia dell’Isonzo (17 agosto-12 settembre 1917). In quest’ultima battaglia, l’Italia produsse il massimo sforzo per sfondare definitivamente il fronte isontino. Il 19 agosto, superato il fiume Isonzo, l’esercito italiano attaccava in tre direzioni l’Altopiano della Bainsizza, quando sfondando al centro le truppe dilagarono sull’altipiano raggiungendo la località di Slemo che permetteva di affacciarsi  sul Vallone di Chiapovano, gli austro-ungarici furono costretti ad abbandonare la loro linea difensiva. Il 24 agosto 1917, l’8ª Divisione, comandata dal generale Antonino Cascino, formata dalle brigate “Avellino” e “Forlì”, espugnava con un selvaggio corpo a corpo il Monte Santo. La conquista ebbe una grande risonanza in Italia, a tal punto, che il grande direttore d’orchestra, Arturo Toscanini, raggiunse la montagna e diresse una banda militare, che suonò dal 25 al 29 agosto 1917 inni e canzoni patriottiche. Anche l’Undicesima battaglia, fu un ulteriore scontro di logoramento che ricalcava l’andamento delle battaglie degli anni precedenti, caratterizzate dal continuo avanzamento delle fanterie italiane, destinate al massacro e bloccate dalle artiglierie austriache. Per l’Italia i risultati, a fronte di 30.000 morti, furono scarsi: le conquiste sul Carso erano deludenti, quelle nella zona goriziana del tutto nulle. Anche la conquista della Bainsizza, non fu strategicamente decisiva. E soltanto due mesi dopo iniziava la tragedia di Caporetto

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